“1993” – Newton MessagePad, con soli 17 anni di anticipo!

Forse molti lettori, in special modo coloro che si sono avvicinati ad Apple da non troppo tempo, si chiederanno cosa sia Newton e perché vado a dedicargli un intero capitolo della storia.

Solo qualche mese fa, prima dell’uscita di iPad, io stesso mi sarei posto questa domanda e senz’altro non sarebbe stato previsto nel “piano dell’opera” un capitolo intero che parlasse di Newton.

Andando a rileggere poi la storia di questo prodotto e collocandola nel tempo, 1985-1997 gli anni di Apple orfana di Jobs, mi sono chiesto quanto grande sia stato Steve Jobs a trasmettere il suo carisma di Visionario alle persone con le quali aveva collaborato e che continuavano a portare avanti  quelle “visioni” anche in sua assenza! E nello stesso tempo quanto si sia comportato da “dittatore” al suo rientro: a Jobs non piaceva Newton perché era stato Sculley a portare avanti quel progetto, e, forse anche per questo, decretò la fine dello sviluppo di Newton appena un anno dopo il suo rientro in Apple.

Newton MessagePad con lo stilo di corredo.

In buona parte la storia di Newton è molto simile a quella del Macintosh.

Come il Mac tre anni prima, Newton fu pensato per soddisfare il desiderio dei suoi progettisti nel ricercare un device rivoluzionario che solo loro potessero concepire.

Come per Mac lo sviluppo di Newton iniziò come un piccolo progetto, destinato però a confluire in una Divisione che molti speravano avrebbe cambiato per sempre il volto di Apple.

Come Mac doveva rendere popolare l’uso del personal computer sforzandosi di diventare “the computer for the rest of us”, così il target di Newton era quello di creare un “nuovo mercato”.

Come non ritrovare analogie con quanto sta accadendo ai giorni nostri con iPad!

E come il calo di vendite di Mac giocò una buona parte nella cacciata di Jobs, così la scarsa reazione dei mercati verso Newton segnò il destino di John Sculley contribuendo alla decisione di fargli lasciare la Apple.

Come Jef Raskin può essere definito il padre di Macintosh, così Steve Sakoman viene considerato il padre di Newton.

Dopo aver collaborato al lancio di Mac Plus, Mac SE e Mac II, nel marzo 1987 Sakoman si stava “annoiando” in Apple; ne parlò con Jean-Louis Gassée, Senior Vice President per la Ricerca & Sviluppo, dicendo che aveva intenzione di abbandonare Apple se non avesse trovato qualcosa “di più eccitante” su cui lavorare.

Immaginate in Italia, ma forse oggi non accadrebbe più neppure negli USA, un progettista FIAT che si rivolge al Vice di Marchionne e gli dice: “sai Gino mi sto annoiando, penso che dovresti dedicarmi un bel gruppo di progettisti e qualche centinaio di milioni di euro, perché ho in mente l’auto che cambierà la storia della mobilità nel mondo; altrimenti lascio l’azienda e mi metto in proprio”.

E il bello è che l’Azienda tutta gli dà ascolto e gli concede tutto quello che chiede!

Jean-Louis Gassée e Steve Sakoman. Entrambi lasciarono la Apple ben tre anni prima del lancio di Newton per fondare una nuova società, la Be Inc.

Sakoman però fece rientro in Apple nel 2003 per poi ritirarsi definitivamente dopo il lancio di iPad.
Gassée parlò a Sakoman di un progetto Speciale che riguardava reti wireless e riconoscimento della scrittura manuale; Sakoman fu intrigato e chiese ed ottenne che, almeno all’inizio del progetto, gli fosse dato mano libera senza interferenze da parte dell’ azienda o obiettivi marketing da dover raggiungere. Ed è così che iniziò, verso la fine del 1987, il progetto di un device personale, mobile, pen-based, nome in codice Newton scelto da Sakoman in persona, che avrebbe dovuto essere qualcosa di radicalmente diverso da un personal computer e avrebbe dovuto avere effetti rivoluzionari per l’industria informatica, nello stesso modo in cui Macintosh aveva ridefinito lo standard di personal computer tre anni prima.

La divisione Newton aveva iniziato a lavorare in gran segreto e due anni dopo aveva generato un gran fermento all’interno del Campus Apple. Si ripeteva quanto era accaduto anni prima quando il prodotto di punta era Apple II e la divisione Macintosh era quella emergente, ma ancora dietro le quinte; così ora il team dei progettisti Macintosh non guardava di buon occhio la divisione Newton, anche perché nessuno sapeva esattamente su cosa stesse lavorando.

Immagine di Knowledge Navigator: si trattava di un “concetto”, non di un prodotto reale, descritto da John Sculley nel suo libro Odissea scritto nel 1987.

Dovette passare però un altro anno, siamo al 1990, prima che il prototipo di Newton venisse presentato a John Sculley, che ne fu subito entusiasta. Realizzò che quel prototipo sarebbe stata la prova dei suoi meriti tecnici nell’avvicinamento a Knowledge Navigator, un device “leggendario” che avrebbe dovuto riconoscere la voce, avrebbe comunicato senza fili e avrebbe ricercato qualsiasi informazione in tempo reale in qualunque posto uno si trovasse e avrebbe potuto essere comandato con un semplice tocco delle dita

Di Knowledge Navigator aveva parlato tre anni prima proprio John Sculley nell’ultimo capitolo di un suo libro, Odyssey, ma la stampa  non lo aveva preso sul serio considerandolo un sogno che non si sarebbe realizzato, almeno nel medio periodo, perché alla base avrebbero dovuto esserci tecnologie inesistenti; ma il prototipo di Newton per Sculley era la prova concreta che quel sogno avrebbe potuto avverarsi in tempi ragionevolmente ravvicinati.

Sculley inoltre realizzò che Apple, con vendite e margini in calo, avesse bisogno di un prodotto innovativo che servisse a rilanciare l’azienda, pertanto, con l’approvazione del Consiglio d’ Amministrazione, Newton ebbe tutto il supporto dell’azienda, fu fissato un prezzo di riferimento, $ 1,500, e una data di rilascio, Aprile 1992.

Il team dei progettisti di Newton avevano davanti due anni per passare dal prototipo al prodotto finito.

Fu definito un piano per tre differenti modelli di Newtons: un device piccolo (11×17 cm), che doveva stare nel palmo della mano, un’unità intermedia (15×23 cm), ed infine un tablet di larghe dimensioni (23×30 cm).

Newton e iPhone a confronto!

Ricordo che 19×24 cm sono le misure attuali di iPad!

La vecchia guardia dei progettisti era favorevole all’ultima delle tre soluzioni (23x30cm) e dette vita ad un piano del prodotto chiamato Newton Plus.

La soluzione intermedia non accolse troppi favori.

I più giovani ingegneri invece predilessero la versione più piccola dando così inizio ad un secondo piano di prodotto chiamato Pocket Newton, anche se avversati dalla dirigenza della Divisione che riteneva più corretto partire con un modello più grande, anche se più costoso, e magari in un secondo momento scalare in basso con un modello tascabile.

Lo sviluppo di Newton fu circondato da subito da un grandissimo alone di segretezza; una parte degli ingegneri lavorava a Cupertino, mentre un piccolo gruppo faceva base a Cambridge, Massachusetts e, in collaborazione con l’Università Carnegie Mellon, sviluppavano un rivoluzionario linguaggio di programmazione appositamente per Newton: l’efficienza di C++ con la semplicità di Smalltalk.

Come non pensare all’attuale iOS per iPhone e iPad?

La segretezza era tale che nell’organigramma e nell’organico di Apple non compariva il nome della Divisione Newton né quello dei progettisti coinvolti!

Una divisione “fantasma” come a volte si sente dire sia accaduto alla CIA per portare avanti operazioni “sporche”!

Un altro aspetto fondamentale, oltre al sistema operativo, riguardava la scelta del Processore. Inizialmente la scelta sembrava essere un nuovo processore allo studio di AT&T, un nuovo chip ottimizzato per far girare codici scritti in linguaggio C, ma in seguito Apple decise di acquistare il 43% della società Advanced Reduced Machines, ARM Ltd., che disponeva di un chip più avanzato rispetto ad AT&T, e così fu deciso che la CPU di Newton sarebbe stato un processore ARM 610 RISC-based.

la notizia del rientro in Apple di Michael Tchao.

All’inizio del 1991 il responsabile del progetto Pocket Newton, Michael Tchao, con il rischio di giocarsi carriera e lavoro, affrontò John Sculley in persona per protestare riguardo al progetto, a suo dire ambizioso, di Newton Plus: troppo largo, troppo costoso e troppo complicato per poter essere completato nei tempi previsti. Al contrario Pocket Newton, quello su cui stava lavorando il suo gruppo, era più piccolo, meno costoso e più facilmente realizzabile.

Una breve parentesi a proposito di questo signore, Michael Tchao, sconosciuto ai più ancora oggi:

inizia la sua carriera lavorativa in Apple nel marzo del 1986 e nel giugno del 1990 riveste la carica di Group Manager nella nuova linea di progettazione del Pocket Newton.
Nel 1994, un anno dopo l’inizio della commercializzazione di Newton, lascia la Apple per rientrarvi nell’ottobre del 2009, esattamente un anno prima dell’inizio della commercializzazione di iPad.

Un ulteriore anello di congiunzione tra Newton e iPad!

Sculley si convinse e la priorità del progetto passò al Pocket Newton, rinominato Junior, mentre Newton Plus, a sua volta chiamato Senior, continuò il suo percorso ma rallentando i tempi di marcia.

La scadenza di Aprile 1992, data prevista per il lancio di Newton, si stava avvicinando ma tanto lavoro restava ancora da fare.

Dieci anni dopo sarebbe stato tutto più facile, iPod, iTunes, iPhone, iPad, un successo planetario dietro l’altro, ma gli ostacoli che si paravano davanti ad Apple e Sculley all’inizio del decennio precedente (primi anni ’90), si dimostrarono davvero insormontabili.

Apple cercava di creare un’intera nuova classe di prodotti per il mercato consumer usando un processore RISC di nuova generazione e non ancora testato, un software di riconoscimento della scrittura mai utilizzato ed un linguaggio di programmazione completamente innovativo.

Ma un altro ostacolo, di tipo strategico, sormontava tutti gli altri ostacoli di tipo tecnico: Newton per Apple rappresentava un nuovo modello di business; non si poteva concepire un prodotto consumer restando arroccati su sistemi hardware e software proprietari e non ricercare licenziatari. Ma Apple non aveva esperienza su come negoziare accordi di licenza senza perdere profitti indispensabili a coprire i grandi investimenti fatti. Tuttavia nel Settembre 1991 Apple iniziò incontri formali con Sharp che avrebbe dovuto commercializzare un Newton leggermente modificato con il nome di Sharp ExpertPad.

Come detto più sopra la scadenza iniziale, Aprile 1992, era ormai saltata, ma Sculley non si dava per vinto ed iniziò ad esercitare una pressione costante sul team degli sviluppatori che si trovavano ancora a dover correggere migliaia di bugs.

L’appuntamento prossimo sarebbe stato il 29 Maggio ’92.

L’esterno dell’ancora oggi famoso nightclub di Chicago il Park West.

Apple aveva indetto, per quella data, una Conferenza Stampa alle 10:00 di mattina in un nightclub di Chicago, il Park West.

Oltre 600 giornalisti e addetti ai lavori dell’industria del computer accorsero ansiosi per poter vedere finalmente Newton.

Una tremenda eccitazione corse per tutta la sala quando Sculley prese la parola:

“…NON SI TRATTA TANTO DI UN NUOVO PRODOTTO E NEPPURE DI UNA NUOVA TECNOLOGIA. SI TRATTA SOLO DI UNA RIVOLUZIONE…”

Quando oggi teniamo tra le mani un iPad, consapevoli di non usare un computer e neppure uno smartphone, siamo testimoni di questa rivoluzione: iPad non è un prodotto nuovo e neppure una nuova tecnologia,

E’ UNA RIVOLUZIONE! Una rivoluzione partita sempre da Apple quasi 20 ANNI fa.

Ma torniamo alla conferenza stampa del 29 maggio 1992.

Michael Tchao, considerato assieme a Steve Sakoman il padre di Newton, soprattutto dopo che Sakoman lasciò la Apple prima ancora di vedere venire alla luce la sua creatura.

Quando Michael Tchao, product manager, salì sul palco per dimostrare Newton tenendolo nel palmo della mano, questo si rifiutò di accendersi! Tchao non si perse d’animo e proseguì la dimostrazione usando un Macintosh per far vedere quello che Newton avrebbe dovuto fare, a cosa dovesse servire:

“IMMAGAZZINARE, ORGANIZZARE e COMUNICARE”.

Più avanti durante la conferenza, con un altro prototipo, riuscirono anche con una dimostrazione in diretta e la prima apparizione di Newton si chiuse con successo anche se moltissimo lavoro restava da fare prima del suo rilascio.

Questo annuncio, fatto oltre un anno prima del rilascio ufficiale, si dimostrerà un grosso errore commesso da Sculley:

  • si generarono molte più aspettative del necessario tra gli utenti;
  • i progettisti furono “legati” ad un disegno del prodotto molti mesi prima della sua uscita;
  • i vari concorrenti, tra cui Microsoft, iniziarono lo studio dello sviluppo di un PDA dopo aver intravisto, grazie ad Apple, un nuovo lucroso mercato che andava ad aggiungersi a quello dei PC’s.

Per cercare di dare una svolta decisiva al progetto, nell’estate del 1992 il Gruppo Newton divenne una vera e propria Divisione di Apple e da quel momento tutti gli ingegneri coinvolti direttamente nello sviluppo, non ebbero più un giorno di vita propria coinvolti com’erano nel cercare di recuperare il ritardo accumulato.

Proprio in quel periodo avvenne purtroppo un fatto tragico che ci fa capire il clima e lo stress a cui tutti erano sottoposti.

Ko Isono era un programmatore che lavorava sul software di controllo del display del testo e della grafica di Newton. Nel mese di Maggio, al ritorno da una breve vacanza in Giappone, suo Paese natale, annunciò con sorpresa ai suoi colleghi di essersi sposato e di aver portato con sé la giovane moglie.

Come il resto del team, Isono lavorava incredibilmente duro, lasciando quasi sempre sola la giovane moglie e oltre tutto in un Paese sconosciuto e di cui essa non conosceva forse neppure la lingua. Il 12 Dicembre, stressato dalla situazione familiare e dal lavoro quasi ininterrotto, che lo costringeva a stare quasi sempre lontano da casa, Isono rientra nella sua casa di Fremont, va in camera da letto, impugna la pistola che teneva nel cassetto e si spara.

Lo stabilimento cinese della FoxConn, la più grande società al mondo di componenti elettronici. Tra l’altro produttrice di iPhone e iPad per conto di Apple.

Il suicidio di Isono, per altri versi, richiama altre decine di suicidi avvenuti in Cina presso lo stabilimento della FoxConn ai giorni nostri. Come è noto nella gigantesca fabbrica di Shenzen sono impiegati oltre 300.000 lavoratori che producono hi-tech di alto livello soprattutto per Apple: iPod, iPad e iPhone…

“Siamo addestrati per diventare macchine da produzione – dichiara un lavoratore della FoxConn – e veniamo trattati senza rispetto”.

Catena di montaggio all’interno di uno stabilimento della FoxConn.
Forse lo stesso pensiero deve averlo avuto 20 anni fa Ko Isono prima di premere il grilletto ed ammazzarsi, con la mente sconvolta dal “controller grafico del display di Newton”!

E, senza scendere nel melodramma, forse anche noi Rivenditori fedeli ad Apple per oltre 30 anni, siamo stati usati da Apple stessa fino a quando le siamo serviti, fin quando non ha potuto fare a meno di una Rete Professionale ed esclusivamente dedicata.

Oggi invece con la “domanda spontanea di prodotti Apple” in tutto il mondo, Apple sa benissimo di potersela cavare da sola e noi rischiamo di diventare un “effetto collaterale” in una battaglia che Apple sa benissimo di poter vincere anche senza di noi.

Ma finalmente il 2 Agosto 1993 durante il Macworld estivo di Boston, Newton fece il suo debutto ufficiale ed iniziò la sua commercializzazione.

Dopo sei anni e mezzo dall’inizio del suo sviluppo, Sculley sembrò più stanco che eccitato quando fece la sua apparizione sul palco del Boston Symphony Hall ed annunciò che il primo Newton era stato finalmente spedito.

Si trattava del primo modello rilasciato che andava sotto il nome di Newton MessagePad, e queste erano le caratteristiche:

Ancora un’immagine di Newton, con lo stilo di corredo.

Specifiche tecniche:

Processore: ARM 610 RISC, velocità 20MHz

Memoria: 4 MB ROM, 640k RAM

Display: 336 x 240 pixels

Sistema Operativo: Newton OS 1.0 – 1.1

Peso e dimensioni: 400g. largo 11,5cm, lungo 18,5cm e 20mm di spessore

Porte: LocalTalk RS422 con emulazione RS232, SHARP ASK Infrarossi

Memory Card: 1 PCMCIA-Slot II

Alimentazione: 4 AAA or NiCd pacco di batterie ricaricabili o alimentatore esterno

Box in solida plastica nera, circa 4 hg di peso, largo 11,5 cm. e lungo 18,5 cm.

Il monitor monocromatico LCD, sul quale si agiva con una penna data in dotazione, aveva una risoluzione di 240 x 336 pixels.

Era “armato” con un processore a 20Mhz ARM 610 che supportava 4MB ROM e 640KB di memoria RAM.

Newton con installate due schede di espansione.

Era dotato di una porta LocalTalk per collegare eventuali devices seriali e di un singolo slot PCMCIA Tipo II nel quale inserire o memoria aggiuntiva, o una card Wireless opzionale, o un modem.

L’alimentazione era data da 4 batterie alkaline da 6-volt, per una durata di circa 14 ore.

Il prezzo di vendita era di 699.00 $.

MessagePad Newton con riconoscibile il logo che compariva al momento dell’accensione.

Nonostante i problemi evidenti sul riconoscimento della scrittura, il Newton MessagePad ricevette un gran numero di premi prestigiosi. Apple vendette 50.000 Newtons nelle prime 10 settimane dall’introduzione nel mercato. Non male se si pensa che per vendere la stessa quantità di Macintosh erano occorsi 73 giorni.

Ma ben presto si capì che Newton era stato, almeno così sembrò allora, il più grande flop della storia di Apple:

  • Errori nel riconoscere la scrittura.
  • Mancanza di applicazioni di terze parti.
  • Sistema operativo incompleto e pieno di “bachi”.
  • Prezzo troppo alto.

Apple fece uscire, negli anni a seguire, altri modelli di Newton e di sistema operativo:

  • Newton MessagePad 120
  • Newton 2.0
  • Newton MessagePad 130
  • eMate 300
  • Newton MessagePad 2000
  • Newton 2.1

A distanza di solo 4 anni dall’uscita del primo Newton, esattamente a metà del 1997, Steve Jobs in persona, che nel frattempo era stato richiamato in Apple come “consulente”, decise di liquidare tutta l’intera Divisione e nacque così al di fuori di Apple una nuova Società, la Newton Inc.

L’unico prodotto uscito da questa nuova Società fu il Newton MessagePad 2100, ma l’anno dopo, 1998, sancì la fine definitiva di questa avventura iniziata da Apple probabilmente con troppo anticipo sui tempi.

11 anni dopo l’inizio della progettazione di Newton, e dopo aver speso una cifra stimata in MEZZO MILIARDO di dollari in sviluppo e marketing, Apple avrà venduto tra i 150.000 e 300.000 pezzi in quattro anni e mezzo di commercializzazione.

L’avventura di Newton si portò dietro, oltre al suicidio di un ingegnere progettista, grandi perdite di denaro e valse le dimissioni di molti CEO e Vice-Presidenti di Apple.

Fu un disastro per Apple, come un flop era sembrato essere stato Lisa e Mac Portable, ma è importante ricordare come dietro a questi “disastri apparenti”, ancorché reali, arrivò il successo di Macintosh e PowerBook.

Dodici anni fa si pensò che purtroppo Apple non fosse stata abile, come aveva fatto appunto con Macintosh dopo Lisa e con PowerBook dopo Mac Potable, a far rinascere un prodotto di successo basato sull’esperienza totalmente negativa di Newton. Sono occorsi ben 12 anni, dalla morte definitiva di Newton, per presentare un prodotto come l’iPad che ha incarnato tutto quello che i progettisti di allora avrebbero voluto ma, forse proprio perché troppo in anticipo, non erano riusciti a realizzare.

Filmato commerciale newton:

La time-line di Newton dal 1987, anno di inizio del progetto, fino al 1998, anno in cui la Newton Inc. subentrata ad Apple, ne cessò la produzione.

Anche per Data Port Newton non brillò certo come prodotto di successo, ne vendemmo pochissimi esemplari raccogliendo più lamentele che lodi da parte dei clienti che avevano voluto fare la parte dei “pionieri”.

Tuttavia l’uscita di Newton fu molto importante per Data Port, e per me in maniera particolare, perché significò l’inizio di un rapporto personale, oserei dire di “rispettosa amicizia” con un grandissimo personaggio che, pur restando tra noi purtroppo pochissimo tempo, ha lasciato un ricordo indelebile in Piaggio, l’azienda che dirigeva, e nella città di Pontedera tutta.

Il logo Piaggio conosciuto in tutto il mondo.

Giovanni Alberto Agnelli, chiamato affettuosamente Giovannino anche per distinguerlo dal più famoso Zio Giovanni, nel 1993 viene nominato Presidente della PIAGGIO, la grande azienda di scooters che ha sede appunto nella nostra città di Pontedera.

Ricorderete che proprio nell’anno 1993 Apple rilasciò il primo modello di Newton, dopo oltre 6 anni di “gestazione”.

Non posso fare a meno di ricordare quei 3 anni e mezzo che Agnelli ha trascorso in Pontedera.

Una vista aerea di una parte degli stabilimenti Piaggio di Pontedera.

Neppure trentenne viene messo a capo di Piaggio, azienda leader mondiale nel suo settore, ma che in quel periodo non versava in buone acque e che si trovava ad affrontare anche notevoli difficoltà di carattere politico e sindacale sul territorio.

Giovanni, figlio di Umberto Agnelli e di Antonella Piaggio, prende la sua residenza nella villa della nonna materna ed ogni mattina, a bordo della sua Vespa, viene a lavorare in Piaggio, che dista meno di 10 km.

Dopo che Antonella si era separata dal marito, Umberto Agnelli, Giovanni era andato a vivere con la mamma negli Stati Uniti e si era laureato in Relazioni Internazionali presso la Brown University nel piccolo stato del Rhode Island.

Al momento dell’iscrizione, come a tutti gli studenti di quella università, anche a lui viene dato in dotazione un Apple Macintosh ed è da quì che per Giovannino scoccò la scintilla che non lo farà più allontanare da Apple.

Arrivato in Piaggio vengo convocato d’urgenza dalla Direzione acquisti dell’ azienda, perché il nuovo Presidente, Agnelli appunto, insediatosi nel suo ufficio non ha trovato un Macintosh sulla scrivania!

Strani questi Agnelli vissuti in America!

Arrivano a Pontedera ed un PC IBM non soddisfa le loro esigenze! Che sarà mai questo computer dal nome strano e con una mela in fronte! Cosa avrà di così diverso!

Proprio da questo nacque il rapporto Cliente/Amico con Agnelli.

Oltre al Personal Apple nell’ufficio di Presidenza in Piaggio, un Macintosh Performa 6200, volle anche un Macintosh Classic II nel suo studio a casa.

Giovannino Agnelli, diventato Presidente Piaggio nel 1993, fotografato da Dario Conti nel suo ufficio di Presidenza a Pontedera. Il PC era “obbligato” a tenerlo sul tavolo, ma lui di gran lunga preferiva utilizzare il MAC.

Alcuni alti Dirigenti in Piaggio, per non essere da meno del Capo, si fecero acquistare un Apple. Questa “nicchia Apple” non fece molto piacere a quelli dei Sistemi che si trovarono a dover gestire una piattaforma nuova da dover inserire nell’immenso parco IBM aziendale.

Spesse volte Agnelli mi faceva chiamare dalla sua Segretaria nel tardo pomeriggio, perché diceva di avere qualche problema con Apple; io andavo volentieri e, appena arrivato, avevo la precedenza su tutti i suoi collaboratori che aspettavano di essere ricevuti e poi finiva che si parlasse di Apple e dei suoi fantastici prodotti.

Fu in una di queste occasioni, Newton era appena stato rilasciato negli USA ma non ancora in Italia, che Agnelli mi chiese se potevo dargliene uno in visione; lo tenne qualche giorno, poi me lo rese accompagnato da queste poche righe scritte di suo pugno:

La lettera autografa di Giovanni Agnelli indirizzata a Dario Conti, per ringraziarlo di avergli fatto provare in anteprima un Newton.

“ Caro dr. Conti,

la ringrazio moltissimo di avermi fatto provare in anteprima il Newton.

Nonostante l’abbia provato per qualche giorno, continuo a non capire se è solamente un giochino per “post-yuppies” viziati oppure un utile mezzo di lavoro per organizzare la propria giornata.

La lettera autografa di Giovanni Agnelli indirizzata a Dario Conti, per ringraziarlo di avergli fatto provare in anteprima un Newton.

Comunque ne sono rimasto entusiasta e mi deve considerare uno dei suoi prossimi clienti quando uscirà sul mercato.

Di nuovo la ringrazio e mi auguro di incontrarla presto.

Giovanni Agnelli “

Da allora in poi tutte le uscite ufficiali importanti di Agnelli, che fossero meeting interni tra Dirigenti e Quadri aziendali oppure occasioni di incontro con l’esterno a seguito di presentazione di nuovi prodotti, furono segnate dall’introduzione della multimedialità con Apple. Pensate che prima dell’arrivo di Agnelli le presentazioni venivano fatte ancora in Piaggio con lucidi, pennarelli e lavagna luminosa!

Memorabili per Data Port furono due manifestazioni in particolare che ci videro impegnati a fianco a Piaggio nell’allestimento della Sala Stampa con postazioni Apple e nella preparazione di tutte le presentazioni fatte via via dai vari oratori, primo fra tutti Giovanni Agnelli.

Simona Ventura a Viareggio in veste di madrina del lancio del maxiscooter Piaggio Hexagon. All’epoca ancora sconosciuta alla maggioranza del popolo televisivo, eccezion fatta per i tifosi di calcio in quanto era già apparsa in trasmissioni televisive quali la Domenica Sportiva e Mai dire goal.

La prima a Viareggio nel maggio del 1994 in occasione del lancio mondiale del primo maxiscooter Piaggio, l’Hexagon.

Ancora la Ventura che parla con Agnelli prima dell’inizio dell’evento Exagon.

La presentatrice dell’evento era una certa Simona Ventura conosciuta allora solo da coloro che, appassionati di calcio e di belle gambe femminili, seguivano le sue prime apparizioni su Mediaset in Mai dire goal.

Due anni dopo, nel settembre 1996, Data Port fu protagonista dei festeggiamenti del 50° Anniversario della nascita della Vespa con la produzione di un CD in ricordo appunto dell’evento e di nuovo con il supporto tecnologico multimediale al “Vespa day” organizzato da Piaggio a Roma nello sfarzoso Palazzo Colonna.

Il logo Vespa della Piaggio; intramontabile.

immagini della copertina del CD “Vespa TIMESURFER” curato in collaborazione tra Piaggio, Apple e Data Port in occasione del 50° Anniversario.

Più di 600 i giornalisti arrivati da tutto il mondo e Giovanni Agnelli che ripercorre la storia di 50 anni di Vespa, un prodotto italiano che ha fatto conoscere in tutto il mondo il nostro Paese.

Giovanni Alberto Agnelli e Avery Howe all’uscita dalla Chiesa nella residenza privata di Varramista, dopo aver appena celebrato il loro matrimonio.

Fu in quell’occasione che venimmo a conoscenza in anticipo del sentimento di amore che aveva iniziato a legare Agnelli ad una certa Avery Howe, un bellissimo architetto che Giovanni aveva conosciuto in America negli anni del college e che in seguito aveva ritrovato quasi per caso.

I dodici mesi successivi sarebbero stati per Giovannino felici e tragici, nello stesso tempo:

  • nel novembre 1996 si sposa con Avery;
  • nel marzo dell’anno successivo scopre di avere una rara forma di cancro all’intestino;
  • nel settembre del 1997 nasce Virginia Asia;
  • solo tre mesi dopo, il 13 dicembre 1997, Agnelli perde definitivamente la sua dolorosa battaglia contro il cancro e muore, nonostante le cure tentate nei migliori centri specializzati al mondo.

In uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti, attratto oltre che dalla tecnologia Apple anche e soprattutto dal padre di questa azienda innovatrice, volle incontrare Steve Jobs e subito divennero amici.

Steve e sua moglie Laurene, proprio in quell’agosto 1997, avevano programmato una vacanza in Toscana, ospiti di Giovanni ed Avery, nella tenuta di Varramista a pochi chilometri da Pontedera.

Ma purtroppo quell’estate Giovannino si trovava a New York, al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, a combattere la sua dolorosa e tragica battaglia.

CONTINUA……….se ne avrò voglia!

Prossimo Capitolo: Steve Jobs ritorna in Apple e Data Port lancia la catena MAC STORE su tutto il territorio nazionale. Anche in questo caso, con circa 10 anni di anticipo!

Se qualcuno avesse tempo da perdere e desiderasse essere informato dell’uscita di altri capitoli di questa storia può richiedermelo direttamente, a conti@dataport.it e ne riceverà comunicazione.
Sempre al mio indirizzo potete rivolgere critiche, domande o aggiungere vostre esperienze che riguardino la nostra storia e quella di Apple, per dar vita così ad un libro scritto a più mani.