“Il Ricordo di Charli”, il 20° collaboratore Data Port, a quattro zampe.

Charlie alla sua postazione di lavoro in Data Port

Per chi non lo avesse mai conosciuto vado subito ad introdurlo: Charli è stato prima un precario di Data Port, poi è stato assunto a tempo pieno nella Sede di Bientina, ed infine collocato a riposo nel vicino pensionato di Spinalbeta a Pontedera.

Anche nel periodo della pensione però non mancava mai di tornare qualche volta nella sua Data Port a salutare i vecchi colleghi di lavoro.

A dirla proprio tutta non siamo stati noi a cercare lui, ma è stato lui che ha scelto noi.
L’organico Data Port era al completo e non era stata fatta nessuna “ricerca di personale”. Fu che, nella primavera del 1996, questo bel randagio, un po’ lupo, un po’ pastore, aveva iniziato a visitare le Aziende della zona. Il gommaio, un’ officina meccanica, un mobilificio, un bottonificio, e Data Port…

Forse attirato dal tipo di attività, (ambiente pulito non rumoroso, clienti di ceto medio alto…), o forse attratto dalla Mela Morsicata, o, più probabilmente, dai gustosi pasti che gli venivano preparati da Paola, o forse ancora a causa dei dipendenti Data Port che non hanno mai nascosto le proprie preferenze per le 4 anziché per le 2 Zampe, un bel giorno Charli ha deciso di venire a lavorare a tempo pieno da noi.

Charlie in attesa di ricevere istruzioni per la giornata (tanto poi faceva cosa gli pareva…).

Erano gli anni del THINK DIFFERENT di APPLE e senza dubbio questo slogan gli si addiceva molto bene, sì perchè Charli era davvero un Cane differente, ragionava e pensava differente.
Purtroppo da un po’ di tempo sembra che in Apple non ci sia piu’ posto per chi pensa differente, per i ribelli, per gli spostati, per i seccatori…
Sarà anche per questo che Charli, visto il clima in Apple che andava cambiando, decise di ritirarsi dall’ attivita’ e godersi la meritata pensione.
Con il suo arrivo in Data Port decidemmo di installare un cancello sulla strada ed una protezione lungo tutto il perimetro. Ma quando arrivavano i tempi degli amori, non c’era protezione che tenesse, se Charli decideva di andare a canine.

E le notti erano davvero faticose!

A volte, prima di rientrare in Data Port, si fermava a farsi rifocillare presso il furgone che staziona quasi tutta la notte,  davanti ad una famosa discoteca che dista qualche centinaio di metri dalla nostra sede.
Una mattina, dopo una folle notte d’amore (una delle sue), lo abbiamo trovato sporco ed immobile davanti al cancello e subito abbiamo pensato ad un auto che lo avesse travolto. E’ stato per due giorni immobile in negozio prima di rimettersi in piedi.

Charlie a sera; il meritato riposo sul divano di Data Port (di solito a disposizione dei clienti…).

Qualche volta Charli aveva l’abitudine di salire sul cofano delle auto dei clienti, attirato dall’odore di qualche gatto che lo aveva preceduto, ed in un paio di occasioni abbiamo dovuto pagare i danni causati dalle sue unghie.
Per fortuna che la sua assicurazione ha sempre pagato senza batter ciglio.
Ma Charli restera’ nel ricordo di Data Port e mio, anche per i saggi consigli che mi dava di volta in volta.

Alla mattina, quando arrivavamo al negozio, Charli mi aspettava per la riunione giornaliera che si teneva al Parco dei Salici e sull’argine lungo il fiume Arno. Anzi, prima di iniziare la riunione, era d’obbligo un tuffo in Arno, sia in estate che in inverno, per essere piu’ sveglio e meglio affrontare i temi della riunione.

Charlie, ormai ritiratosi dal lavoro, si gode la meritata pensione.

Se non c’erano canine in giro a distrarlo, la riunione aveva inizio.

Il consiglio piu’ prezioso di Charli senza dubbio fu quando mi convinse a cedere l’attività di Distribuzione Nazionale di Apple (per diversi anni con la societa’ D. & P. Distribuzione abbiamo curato una rete di Rivenditori Apple in tutta Italia) e questo comportava certamente minor tempo da dedicare a Charli.
Per questo motivo o forse per la sua lungimiranza strategica, alla fine mi convinse.
Per diversi mesi pero’ le nostre passeggiate mattutine al Parco dei Salici, venivano interrotte da lunghe conference call telefoniche, tra noi ed i possibili acquirenti della nostra Societa’.
A volte Charli perdeva la pazienza a dover seguire tutte queste telefonate, ed allora si distraeva a rubare le scarpe da tennis che gli ignari canottieri, tra cui Campioni del mondo ed olimpionici ben noti, lasciavano incustodite sulla piattaforma di partenza per i loro allenamenti quotidiani in Arno.

Tornati al negozio iniziava la dura giornata di lavoro anche per Charli.
Principalmente il suo compito era di sorvegliante.

Charlie al caldo sole in una giornata invernale: un buon rimedio per i dolori di vecchiaia.

Lui stava sulla porta del negozio apparentemente a poltrire, ma in effetti era sempre attento ai clienti che entravano ed uscivano. Il compito piu’ ingrato era il ritiro della posta; infatti ogni mattina che il porta lettere arrivava, preceduto dal rombo del suo motore, per Charli era una fatica doversi alzare e rincorrere il postino per qualche centinaio di metri lungo la strada statale. Lui credeva di fare bene il suo dovere, invece la Direzione dell’ Ufficio locale delle Poste un giorno ci scrisse una lettera dicendo che il portalettere si rifiutava di consegnarci la posta e che avremmo dovuto andare noi direttamente alle poste se volevamo ritirarla.

Il suo istinto commerciale non lo tradiva mai.
I clienti piu’ “rompiballe” venivano annunciati dal suo abbaiare minaccioso, mentre per quelli piu’ “simpatici” Charli ogni volta si esibiva a pancia in su, con le 4 zampe protese, in cerca di qualche coccola.

Spesso Charli non poteva fare a meno di mettere le mani (le zampe) sulla tastiera del computer, affascinato anche lui dalla semplicita’ del Computer Apple e quindi spesso lo si trovava su qualche scrivania nel tentativo di chattare con qualche amichetta!

Il lavoro per Charli continuava anche dopo la chiusura, perche’ tra i suoi compiti c’era anche quello di guardiano notturno. Una grande cuccia sarebbe stato il suo riparo, ma lui preferiva il bagagliaio dell’ auto familiare con il portellone sempre aperto, quella usata dai tecnici per fare le consegne.

Forse perche’ in certi momenti si sentiva solo, una volta rientro’ dalla sua solita passeggiata serale in compagnia di una piccola cagnetta malridotta che, sperduta o cacciata da casa, aveva pensato di seguire questo bel cagnone senza sapere dove l’avrebbe condotta.

E cosi’ Carlotta, una bastardina simil-spinoncino, fu la compagnia di Charli nelle notti solitarie; purtroppo, gia’ provata da tanti acciacchi, Carlotta ci lascio’ presto e Charli torno’ solo.

Ma il mondo attorno stava cambiando:

  • nei campi davanti a Data Port, dove Charli scorrazzava, si iniziavano a vedere i primi capannoni;
  • i Carabinieri hanno iniziato a multare Charli per vagabondaggio;

lo spirito ribelle ed il Think Different di Apple, che avevano attirato Charli facendogli scegliere Data Port invece del gommaio, erano scomparsi quasi del tutto.

Insomma, con il crescere della fama di Apple, diminuiva sempre di piu’ il rapporto di partnership e di fiducia che ci aveva legato ad Apple in tutti questi anni, e si sa che un cane non puo’ stare con qualcuno senza dare tutto se’ stesso.

Per sfuggire proprio a questa omologazione Charli decise, qualche anno fa, di ritirarsi in pensione.

Dal caldo sole alla fredda neve: la sana razza “Bastarda” di Charlie.

Gli ultimi anni li ha trascorsi serenamente, con la compagnia di due badanti, Camilla e Ginevra, anche se, come gia’ detto, ogni tanto chiedeva di tornare al suo Parco dei Salici e soprattutto a far visita ai suoi ex colleghi di Data Port.

Dal caldo sole alla fredda neve: la sana razza “Bastarda” di Charlie.

Sarà stato un male incurabile, o la vecchiaia o forse il disagio di continuare a vivere in un mondo che sembra impazzito, dove il buon senso delle persone ha ceduto il posto alla stupidita’, fatto sta che ad un certo punto Charli ha deciso di salutarci per sempre.
Anche se la decisione oramai era presa, fino all’ultimo il suo spirito ribelle non si e’ spento.

Il Veterinario che gli ha fatto l’iniezione letale ha dovuto fargli prima ben tre dosi di anestetico, perche’ non voleva saperne di addormentarsi.

Questo era il necrologio che scrissi in occasione della morte di Charli e pubblicai sul sito Data Port.

Lo stesso giorno, il 9 ottobre 2008, il nostro sito fu visitato da ben 2433 utenti singoli, quando la media giornaliera allora non superava i 200 contatti giornalieri.

Molti di loro ci confortarono anche con simpatici messaggi che abbiamo lasciato sempre in linea in una sezione del sito:

La favola di Charli:

Sono trascorsi esattamente due anni dalla morte di Charli e nel dedicargli questo Capitolo della storia di Data Port approfitto per narrare una favola che, come le favole di Principi e Principesse, forse sarà solo fantasia, ma a me piace credere che sia la verità.

In effetti la storia riguarda un mio caro amico, Gino, che così me l’ha raccontata.

L’altra mattina dopo che mi sono alzato da letto, solita corsa in bagno… e il colore era un rassicurante “giallo caldo” delle 7:30.

Verso le 9:00 però una cosa strana: una “certa voglia” di pisciare e questa volta con un po’ di dolore ed un colore “rossagnolo” quello che in gergo medico si dice “ciccia lavata” (ovvero quando si sciacqua un pezzo di carne sotto il rubinetto dell’acqua corrente).

Spaventatissimo ho chiamato il mio amico Medico che lavora in Ospedale, il quale mi ha detto di andare da lui che mi avrebbe fatto visitare dall’ Urologo.

Arrivo dopo meno di mezz’ora, l’ Urologo, che sarebbe anche il Primario, è in sala operatoria; siccome ho fretta perché devo tornare in ufficio dico al mio amico che sarei tornato un altro giorno. Il mio amico insiste, va in sala operatoria e di lì a poco ne esce assieme con il Primario.

L’ecografia, accuratissima, alla ricerca di qualche “sassolino” che avrebbe potuto graffiare le pareti di uno dei due ureteri e lasciare tracce di sangue nelle urine, dà invece esito negativo e quindi l’ Urologo mi consiglia un esame citologico delle urine su tre campioni ed una Cistoscopia.

Da notare che Gino ha meno di 60 anni, ed è un tipo sano, non ha mai fumato, cammina almeno un’ora al giorno non ha mai avuto contatti con l’anilina o suoi derivati.

E qui finisce la prima parte.

Dopo un paio di settimane, sempre il mio amico Gino mi telefona e mi invita a pranzo, ma solo noi due, senza le rispettive mogli perché voleva stare solo con me.

Io arrivo una ventina di minuti in anticipo, ma sono contento perché, pur essendo fine inverno, un caldo sole mi fa compagnia in attesa che Gino arrivi.

Di lì a poco vedo Gino che scende dall’auto, ma non è solo, lo accompagna come sempre quando è possibile, il suo amico Charli a quattro zampe (sì Gino ed io avevamo un cane con lo stesso nome!).

Non so che idea abbiate voi degli animali, e dei cani in particolare e nemmeno pretendo che le vostre idee siano uguali alle mie, ci mancherebbe. Ma avete provato, se avete mai avuto la fortuna di avere un cane come compagno/a, ad incrociare i suoi occhi e gli sguardi che vi destina? C’è una tale dolcezza e tanto di quell’amore che non so davvero come si possa resistergli/le.

Il cane di Gino, come Charli di Data Port, è un bastardo, ma non nel senso che è un figlio di buona donna (cosa che peraltro è) ed ha sempre fatto i c…i suoi.

Stranamente quel giorno, dopo avermi salutato educatamente, lingua in bocca, non è corso via come faceva di solito, ma si è accovacciato ai piedi di Gino ed ha iniziato a fissarlo con occhi tristi in attesa che iniziasse a spiegarmi il motivo di quell’incontro.

Ma Gino mi fissava e non parlava, poi, a un certo punto si è messo a piangere; non riusciva a darsi pace di essere precipitato in un tunnel dell’orrore senza alcuna colpa, solo perché la pallina della roulette del destino era andata a incasellarsi in quel numero maledetto.

Poi ha iniziato a raccontare, partendo dal punto dove ci eravamo lasciati quindici giorni prima:

L’esame citologico delle urine aveva segnalato una displasia cellulare; l’analista mi spiega che non si deve subito pensare al peggio, ma vuol dire che è in atto una modificazione della proliferazione del tessuto vescicale.

L’Urologo, non quello che aveva fatto l’ecografia iniziale, mi dice che con quel citologico è inutile fare la cistoscopia e fissa subito la data per una biopsia vescicale da farsi in anestesia totale.

Passano pochi giorni, perché una carissima dottoressa amica è andata ad analizzare lei stessa i materiali pervenuti, e la diagnosi, su tre dei sei punti di prelievo, è stata:

  • carcinoma uroteliale di alto grado (grado III, OMS) non invasiva
  • carcinoma uroteliale di alto grado (grado III, OMS) non invasiva
  • carcinoma uroteliale di alto grado (grado III, OMS) non invasiva

Abbiamo mangiucchiato qualcosa, anche se la fame era passata ad entrambi e sempre con gli occhi di Charli che fissavano Gino che nel frattempo si era ripreso. Appena terminato ci siamo lasciati dicendo di restare in stretto contatto.

Dopo circa tre mesi ci incontriamo di nuovo perché Gino ha da darmi una buona notizia; aveva fatto una seconda biopsia con una sorta di raschiamento delle pareti della vescica ed il cancro sembrava regredire.

Non vedevo il suo Charli e quindi gli chiedo se stesse bene. Gino mi informa che non sta niente bene: “ha poca voglia di correre, mangia, e poi viene a cercarmi, si sdraia incollato a me, come se non solo mi volesse dire qualcosa, ma come se volesse tirarmi fuori qualcosa dal di dentro”. Da un po’ di tempo poi ha iniziato a pisciare “rossagnolo” ed ha un gonfio all’addome.

Gino continua il suo programma di terapie, che dovranno durare tre anni, alternando altre due biopsie, e tutto procede per il meglio.

Tre anni dopo la prima diagnosi infausta il male è vinto.

Incontro Gino che mi informa invece della morte del suo Charli.

Io lo so come è andata – mi dice Gino convinto – il tumore poteva regredire, come poi è accaduto, oppure poteva “sfondare” e posizionarsi in altri organi con esito forse letale.

Charli, da amico fedele, si è preso su di sé la malattia e si è sacrificato al posto mio. L’ho letto nel suo ultimo sguardo, prima che il Veterinario gli facesse l’iniezione letale, e mi è sembrato di capire che mi volesse dire che presto ci saremmo incontrati di nuovo e non nel Paradiso dei cani!

Ci siamo lasciati con l’impegno reciproco di rivederci presto; ci siamo rivisti dopo qualche mese:

Gino mi è venuto incontro sorridendo, ma prima di lui mi è saltato addosso un “eco-mostro peloso a quattro zampe”; sembrava davvero il vecchio Charli che, a detta di Gino, si era sacrificato per lui; la stessa stazza, lo stesso muso, gli stessi occhi e anche gli stessi atteggiamenti; il pelo, folto come quello di Charli, aveva un colore diverso, brizzolato; assomigliava ad un attore di Hollywood!

Ci guardiamo, io e Gino, pensiamo entrambi la stessa cosa; lui forse ci crede davvero io mi accontento di pensare che è davvero una bella favola a lieto fine.

Fine della favola.

Al lettore attento non sarà sfuggito che alcuni paragrafi della storia sono stati volutamente copiati dal libro “L’albero dei mille anni – all’improvviso un cancro, la vita all’improvviso” scritto per la Rizzoli da Pietro Calabrese, scomparso il 12 settembre 2010.

Ed in questo modo capirete perché ho voluto dedicare un intero capitolo della storia Data Port a Charli, protagonista anche lui di parte di questo cammino!

Questo capitolo potrà esservi sembrato un po’ “strano”.

Non lo è del tutto perché sia “Charli” che “Gino” sono stati davvero due protagonisti della storia di Data Port.

Poi ho voluto cogliere l’occasione per riflettere assieme su due punti che stanno ben al di sopra delle meschinità quotidiane (windows, mac-os, iphone, ipad, ipod, ADSL, banda larga….):

  1. l’affetto incondizionato che può dare un cane al proprio padrone al punto di farsi anche assumere alle sue dipendenze!
  2. Il cancro, la malattia del secolo, che non deve far paura e che, in moltissime occasioni, può essere sconfitta soprattutto se prestiamo attenzione ai segnali che il nostro organismo ci invia. E parlarne serve, perché far circolare l’esperienze di molti, può essere di aiuto a molti. Tutti ricorderanno che Steve Jobs nel 2004 ha scoperto di avere una rara forma di tumore maligno al pancreas, è stato operato per la rimozione della metastasi e nel 2009 ha dovuto subire un trapianto di fegato a causa di un diabete di tipo 1 sviluppatosi nel frattempo. Non si può certo dire che in questi anni non si sia sentita la sua Presenza!

CONTINUA……….se ne avrò voglia!

Prossimo Capitolo: “1993” – Newton MessagePad, con soli 17 anni di anticipo!

Se qualcuno avesse tempo da perdere e desiderasse essere informato dell’uscita di altri capitoli di questa storia può richiedermelo direttamente, a conti@dataport.it e ne riceverà comunicazione.
Sempre al mio indirizzo potete rivolgere critiche, domande o aggiungere vostre esperienze che riguardino la nostra storia e quella di Apple, per dar vita così ad un libro scritto a più mani.