PERCHÈ IL 1985 NON SARÀ COME IL 1984

Il 1984 resterà davvero un anno memorabile nella storia di Apple ed in quella di noi Rivenditori. Macintosh era davvero un prodotto rivoluzionario, il Sistema Operativo era rivoluzionario, la tecnologia mouse, la metafora della scrivania… Peccato che fossimo in pochi a capire tutto questo, e non solo tra i possibili clienti, i quali si fermavano a valutare solo il costo e la “compatibilità”, ma anche tra i Rivenditori Apple, molti dei quali iniziarono a guardarsi intorno attratti da marchi che andavano per la maggiore, IBM, Olivetti, Digital, Bull…Non mi soffermo sulla fine che hanno fatto molte di queste grandi aziende ed anche molti miei ex colleghi che non ebbero fiducia in Apple.

“Cambiare il mondo una persona alla volta”.

Certo non doveva essere facile! E forse per questo Steve Jobs in persona decise di volare in Europa a far visita alle consociate Apple nazionali ed incontrare direttamente alcuni Rivenditori.

1984: Steve Jobs in visita a Roma presso Apple Italia.

Se potessi oggi incontrare Steve Jobs in una sala con altre venti o trenta persone, come in quella riunione tra pochi dealer, penso che finirei sulle pagine di tutti i quotidiani del pianeta; allora, ventisei anni orsono, mi sembrò di partecipare ad un meeting come tanti di quelli che si era soliti organizzare in Apple. Steve, di 5 anni più giovane di me, non aveva 30 anni, ma ne dimostrava meno; non aveva ancora adottato il look “jeans-dolcevita nero” con il quale ci saremmo abituati a vederlo sempre nei Keynotes negli anni successivi.

Se poi penso che ci siamo anche rivolti la parola, lui ed io soli…è andata così: In una pausa della riunione ad entrambi è venuto in mente il bagno.

Fianco a fianco davanti ai rispettivi pisciatoi:

Steve: Hi. How are you?
Io: Very well, thanks.
Steve: Good!

Ecco, questo è stato il mio “incontro ravvicinato con Steve Jobs”.

Ho rivisto Steve negli anni successivi in tre o quattro occasioni, ma sempre dalla platea assieme ad altre migliaia di fans, giornalisti e cineoperatori, in occasione di qualche Macworld a San Francisco, New York e Boston.

Torniamo all’incontro di 26 anni orsono:
Steve si presentò in giacca e cravatta, come un normale businessman, ma non venne a venderci dei prodotti, bensì ci stava vendendo la sua idea del Personal Computer, le sue “visioni”, quello che lui pensava sarebbe stato lo sviluppo della tecnologia e lo sviluppo dei mercati.
La sua fu più una lezione di marketing, che anticipava di diversi anni, la rivoluzione tecnologica che oggi è sotto gli occhi di tutti.

E pensare che di lì a pochi mesi sarebbe stato licenziato dall’ Azienda che aveva creato!

Bill Gates in una foto da giovane. Anche lui in visita presso Apple Italia di Milano nel 1984.

Ma Steve Jobs non fu il solo a visitare i Rivenditori Apple italiani; lo stesso anno venne a farci visita anche un altro grande personaggio, oggi inavvicinabile come Steve, si tratta di Bill Gates.

Di poco più giovane di Steve, entrambi nati nel 1955, uno ad ottobre, l’altro a febbraio, non ancora ventenne Gates aveva fondato la Microsoft Corporation assieme a Paul Allen.

Mi ricordo un ragazzo in camicia con gli occhialini da vero “secchione” ma senza “pupa” al seguito!

A differenza di Steve lui sì veniva a venderci dei prodotti e un marchio, Microsoft, che già in quegli anni, grazie anche alla scarsa lungimiranza della presuntuosa IBM, si stava affermando come sistema operativo leader nel Personal Computing.

Non ci vendeva “visioni” e non rimase niente, almeno in me, da quell’incontro che potesse in qualche modo indirizzare la politica di Data Port per gli anni a venire.

Non mi scappò neppure di pisciare!

Torniamo all’anno 1985 e cerchiamo di spiegare perché quest’anno non sarebbe stato come il 1984, come dichiarato nel titolo di questo capitolo.

Verso la fine del 1984 Apple non aveva prodotti nuovi nel cassetto come nell’anno precedente con Macintosh, e neppure si stava avverando la previsione che Jobs aveva fatto prima del lancio del Mac:

“Io penso che le vendite di Macintosh arriveranno a due milioni di unità entro il 1985. Ne sono certo.”

Apple invece aveva venduto solamente 500.000 Macintosh alla fine del 1985 e per tagliare il traguardo di due milioni dovette aspettare il 1988.

Per questo motivo per cercare di eccitare il mercato che già allora da Apple attendeva ogni anno una novità, si cercò di costruire un po’ di clamore attorno a:

Campagna pubblicitaria di Macintosh Office che permetteva di collegare più Macintosh con la LaserWriter e un “non esistente” file server.

Campagna pubblicitaria di Macintosh Office che permetteva di collegare più Macintosh con la LaserWriter e un “non esistente” file server.

THE MACINTOSH OFFICE.

Il concetto “rivoluzionario” doveva essere quello di collegare in maniera semplice ed immediata un gruppo di Macs ad una stampante laser, la Apple Laser Writer e condividere informazioni tra di loro usando un device chiamato File Server.

Jean-Loius Gassée già AD di Apple France, che derise Macintosh Office chiamandolo “Macintosh Orifice”

C’era solo un piccolo problema: il File Server, componente chiave di tutto il sistema, non era affatto pronto per essere rilasciato. Jean-Louis Gassée, Amministratore Delegato di Apple France, rifiutò di introdurre Macintosh Office nella sua nazione e, secondo voci neppure tanto riservate, cambiò il titolo in “The Macintosh ORIFICE”.

Dovettero passare quasi tre anni, 1987, prima che il File Server venisse rilasciato, tuttavia negli USA la promozione pianificata non si interruppe e quindi il 20 gennaio 1985, durante la finale del Super Bowl, The Macintosh Office veniva annunciato con un video commercial di 60 secondi dal titolo “Lemmings”.

Come potete vedere dal video recuperato, si tratta di una scena alquanto macabra:

una fila di businessman (UTENTI DOS), con la valigetta in mano, gli occhi bendati si avvia verso un burrone e, l’uno dopo l’altro, precipitano di sotto; finalmente l’ultimo della fila (UTENTE CONVERTITO MAC), si toglie la benda dagli occhi e si ferma sull’orlo del precipizio in tempo per non andare anche lui incontro alla morte.

A differenza del commercial “1984” dell’anno precedente che, sempre alla finale del Super Bowl, era stato accolto entusiasticamente da tutto il pubblico, quando il “Lemmings” terminò la folla dello stadio restò in un preoccupante silenzio. Non era un buon segnale!

Steve Jobs, al meeting degli azionisti, tre giorni dopo la proiezione dei Lemmings, ammise che questo non era che l’inizio del Macintosh Office: “dico che siamo all’inizio di Macintosh Office perché occorreranno almeno due anni prima di guadagnare una posizione di rilievo nell’office”.

A mio giudizio quella previsione fu ben lontana dall’avverarsi. Sulla nostra pelle negli anni successivi abbiamo provato quanto fosse difficile se non impossibile farci spazio nel mercato Office.

Apple LaserWriter, condivisibile in rete AppleTalk, la prima a fare uso del linguaggio Postscript, il cui costo superava i 10.000.000 di lire.

In Europa anziché dare importanza a Macintosh Office, si preferì enfatizzare di più quello che di rivoluzionario la Apple LaserWriter ed Apple Talk, porteranno nel mercato del Publishing.

Confezione originale di AppleTalk.

Ecco allora che nasce anche in Italia Apple EdiT, il primo sistema di DeskTop Publishing personale.

Apple EdiT consentiva a chiunque, con un personal computer Macintosh ed una stampante LaserWriter, di realizzare l’edizione chiara e vincente di qualsiasi tipo di documento, con il vantaggio dell’indipendenza, la sicurezza del controllo di ogni fase e l’economicità del lavoro “in casa”.

Nodo AppleTalk con connettore mini-din 3.

Possiamo dire pertanto che Macintosh Office e da noi Apple EdiT non furono un fallimento, come sembrò in un primo momento. Fu introdotta la rete AppleTalk e nel maggio del 1985 Apple aveva venduto oltre 2.500 stampanti LaserWriter al costo di oltre 7.000.000 di lire ciascuna.

Andiamo a spiegare più in dettaglio di cosa si tratta, quando si parla di Macintosh Office e di Apple EdiT in particolare.

The Macintosh Office consiste in una soluzione composta da:

  • stampante Apple LaserWriter
  • AppleTalk Personal Network
  • File server (si tratta del famigerato componente non ancora pronto al momento dell’annuncio

Il Costo di ogni nodo AppleTalk non superava le 50.000 lire.

Il collegamento tra i vari Macintosh e la stampante avviene attraverso semplici connettori; il cavo che collega i Macintosh l’uno all’altro, in una sorta di figura circolare, usa un connettore mini-din 3; infatti vengono utilizzati tre fili. In questa sorta di rete personale tutti i Macs sono collegati contemporaneamente alla stampante laser (The ImageServer), mentre con FileServer i Macs avrebbero dovuto condividere anche i files. Ma solo con il rilascio di AppleShare negli anni successivi, si arriverà ad un vero File Server dedicato.

Campagna pubblicitaria di Apple EdiT, 1986.

 

Gli stessi componenti di Mac Office faranno invece decollare, come abbiamo detto anche in Italia, Apple EdiT.

La rivoluzione informatica, i cui effetti sono ancora oggi evidenti agli occhi di tutti, prese il nome di DeskTop Publishing (ovvero DTP)

Il cardine dell’offerta era ovviamente la stampante LaserWriter Apple basata su una tecnologia pensata al PARC di Xerox (ecco che torniamo con il pensiero a Palo Alto come per il Mac) in grado di stampare ben 35 caratteri tipografici, ed il linguaggio di descrizione grafica PostScript, ideato da Adobe, ma anche questo basato su progetti che avevano visto la luce anni prima al PARC.

Completava il quadro un programma di impaginazione, il primo in assoluto PageMaker, rilasciato sempre nel 1985 dalla società Aldus e poi rilevato e proseguito negli anni ’90 da Adobe. Due anni dopo, nel 1987, Aldus PageMaker dovette difendersi dagli attacchi di due avversari agguerriti: uno era ReadySetGo della società Manhattan Graphics, l’altro della Quark Inc. forse il più conosciuto Quark XPress.

Intrigo a Cupertino:

Se, come detto, l’anno 1984 resterà un anno memorabile nella storia di Apple proprio per il lancio di Macintosh l’anno successivo, il 1985, sarà invece indimenticabile, in senso negativo, per l’uscita di scena di Steve Jobs.

Fu lui stesso a chiamare alla Apple John Sculley, strappandolo dopo lunghi “corteggiamenti” due anni prima alla Pepsi Cola. A giugno del 1985 Sculley, senza troppi scrupoli, per il bene aziendale e per la crescita e la maturità di quella che era diventata in poco tempo la seconda azienda di personal computer nel mondo, emarginava il fondatore Jobs. Come dire a Steve: sei troppo giovane, troppo visionario, troppo sognatore, troppo ribelle…troppo avanti!

Disse Sculley: “Non c’è alcun ruolo per Steve Jobs nello sviluppo di Apple, né oggi né per gli anni a venire”.

Ed ancora sempre Sculley: “Steve non era per niente eccitante. Egli era arrogante, oltraggioso, forte di carattere, un perfezionista. Egli era anche immaturo, fragile, sensitivo, vulnerabile. Era dinamico, visionario, carismatico, spesso anche testardo, non scendeva a compromessi era impossibile. Ho dato a Steve un grande potere ed ho contribuito a creare un mostro”.

Lettera di dimissioni di Steve Jobs, indirizzata al suo vice Mike Markkula.

Il 17 Settembre 1985 Steve Jobs, avendo contro il Consiglio di Amministrazione per opera di Sculley, si trova costretto a rassegnare le dimissioni nelle mani di Mike Markkula, suo Vice.

Vale la pena fare un passo indietro per vedere cosa stava accadendo ad Apple anche nel nostro paese.

Abbiamo visto nel primo capitolo come Apple sia arrivata in Italia nel 1979 per merito di IRET e di Lasagni. Per qualche anno le cose sono andate avanti così, sempre con IRET unico Distributore in Italia, la sede a Reggio Emilia e noi Rivenditori Autorizzati avevamo Iret come interlocutore sia per quanto riguardava il rapporto commerciale sia per l’assistenza tecnica.

Nel 1984 finalmente la Apple Computer Inc. decide di intervenire direttamente anche in Italia, rileverà la Sede ed il personale di Reggio Emilia e costituirà una nuova società, Apple Italia, consociata e controllata dalla Casa Madre di Cupertino.

Anche in Italia, come del resto i primi anni a Cupertino, occorreva dar vita ad un’ Azienda con le caratteristiche di una consociata di multinazionale, insomma c’era il bisogno di un Manager di spessore che facesse un po’ da “padre e fratello maggiore” a tutti noi ancora giovani, carichi sì di entusiasmo, ma non certo pronti ad affrontare le dure sfide del mercato che andavano delineandosi all’orizzonte.

Sergio Nanni in una delle immagini istituzionali.

 

Questa figura fu individuata in Sergio Nanni, manager di grande esperienza maturata nel corso della sua carriera professionale in varie Aziende multinazionali.

Quando Nanni diventa Amministratore Delegato di Apple Computer Italia, nel 1985, l’azienda è terza per vendite, dopo IBM ed Olivetti. Apple aveva circa un 18% di quota di mercato di Personal Computer in Italia, Olivetti 25%, mentre IBM navigava già oltre il 35%.

Come abbiamo visto il 1985 è un anno difficile per tutta la Apple, prima ancora negli USA che da noi in Europa; dopo la crescita tumultuosa, alimentata da prodotti rivoluzionari come il Macintosh e da miti affascinanti come quello di Steve Jobs, il ciclo di vita dell’ azienda e dei prodotti attraversa la fascia dell’assestamento, della maturità, della razionalizzazione dell’esistente.

Sono queste le sfide che Sergio Nanni si trova ad affrontare in un mercato, quello del Personal Computer, difficile e dove la competizione avviene senza risparmio di colpi.

Sergio Nanni in una rara immagine sorridente. Nonostante il “profilo” da uomo freddo egli aveva invece una grande sensibilità umana.

 

Non solo ho conosciuto personalmente Sergio Nanni, ma con lui ho avuto molti incontri e discussioni; a volte, poche direi, ci sono stati anche degli scontri ma era gratificante sapere che se portavi avanti con decisione le tue idee con proposte concrete, Sergio era lì ad ascoltarti e stai pur certo che se eri riuscito a convincerlo si sarebbe fatto lui stesso portavoce delle nostre istanze presso i suoi capi a Parigi o Cupertino.

Non come oggi che nessuno ti ascolta, anche perché è stato messo in quella posizione proprio per non ascoltarti, tanto le decisioni sono prese dal Sistema e sono decisioni Globali.

Il ricordo della prima Convention nazionale di Apple a La Thuile.

 

La nascita di Apple Computer Italia e l’arrivo di Sergio Nanni come Amministratore Delegato furono ufficializzate in una grande Convention di tutti i Rivenditori Apple Italia. Nel 1985 eravamo già un numero abbastanza alto ed a La Thuile, in Valle d’Aosta, fummo invitati oltre 200 Rivenditori.

A tutti fu donata una giacca a vento bianca, quella fotografata di seguito, e sono certo che tutti i Rivenditori di allora la terranno ancora nel loro armadio, come faccio io, in ricordo di quella prima Convention Apple che voleva essere una conferma delle scelte fatte 5 anni prima e che allora potevano apparire anche avventate.

Diploma ricevuto da Data Port alla Convention di La Thuile.

 

A Data Port venne anche consegnato un Diploma per non ricordo quale “eccezionale performance”.
Purtroppo la gratitudine e la riconoscenza non sono più troppo attuali, e non solo in Apple!

L’occasione della Convention a La Thuile fu anche l’occasione della nascita del settore Apple Education in Italia.

Data Port, assieme a pochi altri, entrò a far parte del nuovo Canale, Rivenditori Apple Education e decise di aprire una nuova Società con Sede Pisa che doveva servire esclusivamente il settore Education.

La società si chiamò Informatica Universitaria Pisana e fu costituita sempre da me e mia moglie come soci unici. In tutto e per tutto era una “costola” di Data Port, ma che doveva servire in maniera dedicata, il mercato delle Scuole, delle Università e dei Centri di Ricerca, dei Docenti e degli studenti.

1985, Roberto Poggio, primo Marketing Manager di Apple Italia.

Roberto Poggio fu la persona in Apple dedicata a questo nuovo Canale e, come vedremo in seguito, anche con il suo aiuto, Data Port riuscì ben presto a far diventare Pisa, con la sua Università e Centri di Ricerca del CNR, un centro di aggregazione e di presenza di computer Apple tra i più alti tra le Università di tutta Europa.

CONTINUA……….se ne avrò voglia!

Prossimo Capitolo: ORFANI DI STEVE. COME FAREMO?

Se qualcuno avesse tempo da perdere e desiderasse essere informato dell’uscita di altri capitoli di questa storia può richiedermelo direttamente, a conti@dataport.it e ne riceverà comunicazione.
Sempre al mio indirizzo potete rivolgere critiche, domande o aggiungere vostre esperienze che riguardino la nostra storia e quella di Apple, per dar vita così ad un libro scritto a più mani.