“HELLO MAC”. Conosciamoci meglio!

Il Primo Macintosh 512 con il disco esterno aggiuntivo.

La “gestazione” di Lisa durò 12 mesi e 5 giorni e finalmente, il 24 Gennaio 1984, Apple annunciò la nascita del primo MACINTOSH.

In una intervista rilasciata un paio di mesi dopo l’annuncio, Steve Jobs ebbe a dire:

“Macintosh è destinato a diventare una pietra miliare per l’industria informatica. Nel 1977 Apple// è stata la prima, il Personal Computer IBM nel 1981 è stata la seconda pietra miliare, e Macintosh è la terza, nel 1984”.

Sarò di parte, ma sinceramente la seconda pietra miliare, il PC IBM, ha avuto solo un grande merito, quello di richiamare le masse attorno ad un Sistema Operativo, quello di Microsoft, che per anni ha cercato, senza riuscirci, di rincorrere l’OS di Apple ed ancora oggi dopo quasi 30 anni, ha dalla sua parte la sola forza dei numeri!

Ma prima di descrivere le caratteristiche del nuovo nato, vorrei presentare brevemente la Data Port del 1984.

Sono passati quattro anni dalla costituzione dell’ azienda, ma si tratta ancora di un’ azienda poco più che familiare.

Oltre a me e mia moglie Paola che mi aiuta per la parte contabile, gli effettivi Data Port sono solamente un tecnico commerciale per l’area educazionale ed un tecnico hardware, entrambi in Data Port ancora oggi.

Mi piace raccontare, con un certo orgoglio, una storia avvenuta in quei primi anni ’80, senza nulla togliere alla immensa bravura dei due personaggi di cui sto per parlare ed entrambi abitanti come me a Pontedera:

Giuseppe Diomelli, fondatore di CDC e ideatore, per primo in Italia, di una Catena di negozi di Personal Computer, la Computer Discount, all’ epoca era ancora titolare di un negozio di fotografia, e faceva spesso viaggi in Estremo Oriente, Taiwan in particolare; ogni volta che tornava veniva a trovarmi al negozio dicendomi che i computer Apple e le periferiche per computer, in quei Paesi si acquistavano a molto molto meno del nostro prezzo di riferimento in Italia.

E forse anche lui attratto da questi nuovi strumenti che potevano diventare, per semplicità di uso e costi, alla portata di piccole aziende, professionisti e privati, ebbe la geniale intuizione del “discount del computer”. Anche se il mercato dei prodotti Apple è rimasto per molti anni un mercato di nicchia, un po’ di élite, tuttavia l’idea del Computer per tutti era alla base della nostra filosofia e senza dubbio Beppe Diomelli fece subito sua questa convinzione che, negli anni successivi soprattutto con i PC compatibili, gli ha fatto raggiungere un successo ineguagliato in Italia

Ma un altro personaggio si avvicinò a Data Port in quegli anni insegnando a Paola, che aveva fatto gli studi Classici(!), le basi della contabilità aziendale e della partita doppia.

Si tratta di Paolo Lenzi che, non certo come secondo lavoro ma di sicuro per l’amicizia verso noi due, è stato il primo Consulente fiscale di Data Port.

Quanto bravo era nella Ragioneria, tanto non ne capiva di computer; ogni volta esprimeva il suo scetticismo verso la nostra azienda che doveva crescere e prosperare con la vendita di computer (mah!).

Dopo pochi anni tuttavia Paolo Lenzi divenne il “braccio operativo” di Beppe Diomelli, nonché Amministratore Delegato di CDC per molto tempo. Sono quasi certo che il successo di CDC sia dovuto in gran parte anche a Paolo che ha saputo tradurre in accordi e contratti la geniale idea di Beppe.

Mi piace davvero pensare che, oltre ad essere da sempre amico di Beppe e Paolo, essi abbiano trovato in Apple e Data Port almeno un piccolo mattone per costruire il loro enorme successo imprenditoriale negli anni a venire.

Ma ora finalmente dobbiamo fare una conoscenza più approfondita di Macintosh!

Che la “tecnologia mouse” avesse fatto il suo esordio con Lisa è già stato detto, tuttavia la poca influenza che Lisa ebbe sul mercato, fa sì che il MOUSE, come accessorio indispensabile all’utilizzo del computer, veda la sua nascita effettiva con Macintosh.

A proposito di MOUSE voglio ricordare un simpatico anedotto, che forse potrebbe essere storia vera, ma non avendo le prove documentali, mi voglio limitare a riportarlo come tale, anche se la fonte di tale storia è un carissimo amico, ex dipendente Apple, sempre ben informato su quanto avveniva nel mondo dell’informatica.

Com`è noto il “mouse” utilizzato dai personal computers viene indicato con nome diverso a seconda del paese, ad esempio:
souris” in lingua francese,
raton” in lingua spagnola,
maus” in lingua tedesca,
da noi, in italia, anziché chiamarlo “topo” abbiamo preferito mantenere la dizione originale di “mouse“.

Gli americani della IBM che, agli albori della rivoluzione informatica personale, non avevano ancora, probabilmente, tanta dimestichezza con gli usi e costumi d’oltreoceano, hanno tradotto, forse troppo in fretta, un loro manuale di istruzioni, successivamente distribuito in tutte le filiali del mondo, tra cui quella italiana.

Si tratta di un manuale tecnico, riservato ai centri di assistenza, che descrive in questo modo la periferica “mouse”:

…………..
Le palle dei topi sono oggi disponibili come parti di ricambio. Se il vostro topo ha difficoltà a funzionare correttamente, o funziona a scatti, è possibile che esso abbia bisogno di una palla di ricambio.
A causa della delicata natura della procedura di sostituzione delle palle, è sempre consigliabile che essa sia eseguita da personale esperto.
Prima di procedere, determinare di che tipo di palle ha bisogno il vostro topo. Per fare ciò basta esaminare la sua parte inferiore. Le palle dei topi americani sono normalmente più grandi e più dure di quelle dei topi d’oltreoceano (e ti pareva! NDR).
La procedura di rimozione di una palla varia a seconda della marca del topo. La protezione delle palle dei Topi d’oltreoceano può essere semplicemente fatta saltare via con un fermacarte, mentre sulla protezione delle palle dei topi americani deve essere prima esercitata una torsione in senso orario o antiorario.
Normalmente le palle dei topi non si caricano di elettricità statica ma è bene comunque trattarle con cautela, così da evitare scariche impreviste.
Una volta effettuata la sostituzione, il topo può essere utilizzato immediatamente (ma ecco la vera perla del memorandum… NDR).
Si raccomanda al personale esperto di portare costantemente con sé un paio di palle di riserva, così da garantire sempre la massima soddisfazione dei clienti.
Nel caso in cui le palle di ricambio scarseggino, è possibile inviare richiesta alla distribuzione centrale utilizzando i seguenti codici:
PIN 33F8462 – Palle per topi americani
PIN 33F8461 – Palle per topi stranieri

Mouse in uso con Macintosh 512 – 1984

La prima reazione della maggior parte delle persone alla vista del mouse o anche solo all’idea di un menu di sistema guidato da un mosue, fu di scetticismo.
Era difficile concepire l’uso dei comandi di un computer se non attraverso la nobile tastiera ed il familiare alfabeto, i numeri e tutti gli altri simboli impressi sui tasti. Non poteva una scatolina con una palla che si struscia sul tavolo rimpiazzare l’umana intelligenza che si esplicava in una macchina con tastiera!

Era sufficiente tuttavia mettere il topo in mano ad una persona per pochi minuti, far provare come si muove il cursore sullo schermo e quasi subito la tanto familiare tastiera diventava meno attraente. All’ inizio si avevano un po’ di problemi nel coordinare la mano e gli occhi mentre si muoveva il mouse e simultaneamente si doveva guardare il cursore che si muoveva sullo schermo, ma dopo qualche ora si diventava dei veri esperti più che battere dei tasti; del resto l’uso del mouse non faceva altro che sfruttare una dote innata nell’umano: PUNTARE. E’ una delle prime cose che ogni bambino fa nei primi mesi di vita, quella di PUNTARE con la manina.

A proposito del MOUSE è interessante sapere che già nei primi anni ’60 un Ingegnere statunitense lo aveva inventato; si tratta di Douglas Carl Engelbart, un pioniere dell’ interazione UOMO-MACCHINA.
Ma come mai, direte, si è dovuto attendere quasi 30 anni prima di poter utilizzare questa periferica su tutti i computer?
La risposta è semplice, nella sua complessità:

il MOUSE è diventato di uso comune solo a partire dagli anni ’80, perché solo a quel momento gli sviluppatori software di Apple, per primi, sono riusciti a creare un ambiente di lavoro che potesse implementare superbamente la “MOUSE TECHNOLOGY”.
Il mouse per Apple non era parte del sistema Macintosh, ma il disegno del sistema software era tutto basato sulla tecnologia mouse e sulla Metafora della scrivania; ovvero lo schermo del computer era considerato come il piano di una scrivania, con cartelle, documenti, calcolatrice, orologio, cestino….

Spaccato del mouse a palla

Con l’aumentare degli utenti Apple e con il fatto che tutti gli altri costruttori di computers iniziarono ad adottare ambienti similari basati anch’essi sull’utilizzo del mouse, il mouse divenne una costante compagnia della tastiera, adottando parecchie delle sue funzioni.
Come vediamo ai giorni nostri, il mouse non sarà stata la periferica definitiva per interfacciarsi con i computers, ma in tutti questi anni è stata senza dubbio la periferica che più di ogni altra ha contribuito ad avvicinare il computer all’utente.

Interno di Macintosh 512

Le specifiche del Macintosh 1984:

Processore
• Motorola 68000, architettura 32-bit, 7,83MHz di clock

 

Memoria
• 128Kbytes RAM
• 64Kbytes ROM

Il mouse con la palla a fianco,
visto dal retro

Capacità disco
• 400Kbytes, disco da 3,5”

Schermo
• 9” alta risoluzione, bianco e nero, 512×342 pixel

Interfacce
• bus seriale sincrono per tastiera
• due porte seriali RS-232/RS-422
• interfaccia mouse
• interfaccia disco esterno aggiuntivo

Tutti i Macintosh vengono rilasciati con MacPaint, MacWrite e Finder di serie.

Il secondo in particolare, MacWrite, rivoluzionerà il concetto di scrittura attraverso l’utilizzo del computer.
Fino ad allora scrivere un testo, un articolo, un libro con il computer era poco diverso dall’usare una comune macchina da scrivere elettrica.
Con MacWrite per la prima volta si può dare nuova forma ad un paragrafo o ad una frase, cambiare margini e formattazione in maniera istantanea ed infine stampare esattamente quello che appare sullo schermo e nella stessa forma.

Esempi di tipi di caratteri disponibili con macwrite

MacWrite forniva all’utente circa 2.000 possibili combinazioni di tipi di fonts, dimensione e stile. L’utente poteva scegliere a sua discrezione una propria personale tipografia con i caratteri che erano di maggiore interesse per lui.

Esempi di tipi di caratteri disponibili con macwrite

Un paio di anni prima dell’uscita di Macintosh, Apple era in forte crescita di fatturato con Apple//, ma Steve Jobs per primo iniziava a sentire il bisogno di qualcuno che governasse l’azienda da vero Dirigente, lasciando lui libero di dar sfogo a tutte le sue “visioni”.

Furono messi in moto i maggiori “cacciatori di teste” del Paese e la scelta cadde sul Presidente della Pepsi Cola USA, John Sculley che proprio in quegli anni era riuscito a sorpassare nelle vendite l’eterno rivale Coca Cola.

Frasi famose furono spese durante il lungo corteggiamento durato oltre un anno, per convincere Sculley a passare ad Apple.

Quella del cacciatore di teste Gerry Roche: “Pensa alla Silicon Valley come a Firenze nel Rinascimento. E’ il luogo dove chiunque, che abbia voglia di far qualcosa per cambiare il mondo, vorrebbe stare”.
E Steve Jobs in persona: “Vuoi spendere il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata o vuoi avere una chance per cambiare il mondo?

John Sculley CEO Apple dal 1983 al 1993

Finalmente l’8 Aprile 1983, all’ età di 44 anni (un matusa in confronto al resto dei Dirigenti Apple, 16 anni in più di Jobs), John Sculley diventa Presidente e CEO di Apple Computer, convinto forse, oltre che dalle frasi sussurategli, da circa 2.000.000,00 di $ di stipendio all’anno più una residenza in stile Tudor Inglese con cinque camere da letto, più tutto il resto che si potrà immaginare…

All’inizio le cose in Apple, per Sculley, andarono bene; arrivò a capo dell’ azienda proprio nel momento dell’onda di euforia dovuta al prossimo lancio di Macintosh.
Il famoso spot pubblicitario “1984” visto nel capitolo due voleva essere portatore di una libertà dalle costrizioni della tecnologia e quasi un messaggio profetico per l’umanità intera.

Steve Jobs e John Sculley in una copertina di Newsweek

Sculley e Jobs vivevano davvero una relazione professionale in completa simbiosi. Sculley si considerava la parte marketing e di management per Jobs, mentre Jobs era il tutore tecnologico di Sculley. Durante il 1983 ed il 1984 i due erano inseparabili, tanto da guadagnarsi il titolo dalla stampa americana di “The Dynamic Duo”.
Ma l’idillio sarebbe durato solo un paio di anni ed una delle cause sarebbero state le errate previsioni di vendita di Macintosh per i primi 24 mesi.

“Penso che venderemo oltre due milioni di Macintosh entro il 1985. Ne sono certo”.

Andava dicendo Jobs prima del lancio.

Apple vendette solo 500.000 Mac alla fine del 1985 e dovette aspettare la fine del 1988 per superare la soglia dei due milioni!

A Novembre 1984, per cercare di dare impulso alle vendite, Sculley concepì una campagna che in seguito si dimostrerà disastrosa, soprattutto negli USA.

“TEST DRIVE A MACINTOSH”

Sculley era così convinto della superiorità del Mac (il fascino di Steve lo aveva ormai soggiogato), da immaginare che tutto ciò che Apple doveva fare era di farlo toccare con mano ai consumatori e questi se ne sarebbero subito innamorati e quindi lo avrebbero acquistato. Perciò Apple spese più di 2,5 milioni di $ per acquistare TUTTE le 40 pagine di pubblicità del settimanale Newsweek. Lo scopo era il lancio di una promozione innovativa: “Test Drive a Macintosh”.

Una pagina della campagna pubblicitaria Test Drive a Macintosh.

Il programma consisteva in questo: qualsiasi possessore di Carta di Credito poteva andare presso un Rivenditore Apple, portarsi a casa un Mac per 24 ore e fare la prova su strada; circa 200.000 persone parteciparono e secondo Sculley avrebbero dovuto essere 200.000 nuovi utenti!
Purtroppo quasi tutti gli utenti ritornarono dal Rivenditore rendendo il computer senza acquistarlo. I Rivenditori si arrabbiarono moltissimo per questa campagna anche perché non avevano Mac a sufficienza da vendere a veri compratori (la storia sempre si ripete anche ai giorni nostri!) ed erano costretti a spendere tempo con utenti che di lì a 24 ore sarebbero ritornati senza acquistare.

Anche da noi in Italia fu importata questa Campagna; ricordo che Data Port fece anche molta pubblicità sui quotidiani locali e con l’invio di cartoline per posta, a quei tempi non c’era ancora la posta elettronica per veicolare una comunicazione.
Tuttavia, allora era consentito oggi non più a causa della globalizzazione che ha omologato tutto, la comunicazione venne un po’ modificata.
Rimaneva il messaggio di fondo, Test drive a Macintosh, ma la prova su strada il cliente, se voleva, veniva a farla presso il nostro negozio e con l’assistenza di un nostro tecnico e non si portava a casa il Mac per 24 ore con il rischio, quasi certo, di vedercelo riportare il giorno dopo senza fare alcun acquisto.
Devo dire che in questo modo la Campagna da noi non fu un flop come in America; le persone che venivano, messe davanti ad un Mac e ad un PC MS-DOS, uscivano convinte e capivano la differenza e molto spesso acquistavano.

CONTINUA……….se ne avrò voglia!

Prossimo Capitolo: PERCHÈ IL 1985 NON SARÀ COME IL 1984

Se qualcuno avesse tempo da perdere e desiderasse essere informato dell’uscita di altri capitoli di questa storia può richiedermelo direttamente, a conti@dataport.it e ne riceverà comunicazione.
Sempre al mio indirizzo potete rivolgere critiche, domande o aggiungere vostre esperienze che riguardino la nostra storia e quella di Apple, per dar vita così ad un libro scritto a più mani.