….e LISA partorì MAC.

Credo che LISA sia stata per il mondo del Personal Computer quello che EVA (anche lei quella della Mela morsicata e poi data ad ADAMO), è stata per l’intera umanità.

A questo punto farò una divagazione gossippara su Steve Jobs che credo comunque utile per capire meglio la sua personalità.

Nato a San Francisco nel 1955 da madre americana e padre siriano, una settimana dopo venne dato in adozione dalla madre naturale ancora giovane studentessa e senza intenzione di sposarsi. Se ci fosse stata allora la libertà di abortire che c’è oggi, forse non avremmo mai sentito parlare di Apple, iMac, iPod e iPad!

I genitori adottivi si erano dovuti impegnare, con la madre naturale, a far sì che, dopo il diploma, lo avrebbero mandato all’università. La nuova famiglia, non essendo benestante, tenne fede all’impegno con grandi sacrifici, mandando Steve al College di Portland, nell’ Oregon. Jobs non fu proprio uno studente modello, non si appasionava ed iniziò a frequentare corsi “inutili”; uno di questi, il corso di Calligrafia, risulterà fondamentale in futuro quando si dedicherà all’interfaccia grafica di Mac.

Una foto di Steve Jobs poco più che ventenne.

Non ancora ventenne fece un viaggio in India con un amico del College alla ricerca di una Illuminazione Spirituale come molti giovani in quegli anni, al di fuori dagli schemi tradizionali di allora (figli dei fiori, amore libero, hippies, LSD…); giova ricordare che erano gli anni della guerra in Vietnam che contribuì non poco ad alimentare lo spirito “ribelle” di tanti ragazzi. Steve tornò a casa con la testa rasata ed iniziò ad indossare il tradizionale abito Indiano.

Nel 1978 diventò padre di una bambina di nome LISA, o meglio, solo qualche anno dopo ne riconoscerà la paternità, e Lisa andrà a vivere con la madre Chrisann Brennan.

Per non assumersi le proprie responsabilità arrivò anche a firmare un documento davanti al Tribunale nel quale dichiarava di non poter essere il padre di Lisa perché era “sterile e infertile e quindi non avrebbe potuto avere la capacità fisica di procreare”.

Qualche anno dopo Lisa verrà riconosciuta da Steve come sua figlia e questi, dopo essersi sposato nel 1991 con Laurene Powell, metterà al mondo altri tre figli (lui che era sterile!).

Lisa Brennan Jobs, riconosciuta da Steve come sua figlia solo qualche anno dopo.

Dopo aver terminato gli studi nel 2000, Lisa Jobs ha vissuto per circa sette anni in Europa e per un lungo periodo a Firenze. Noi di Data Port l’abbiamo anche conosciuta in quanto si è rivolta al nostro Centro di Assistenza per un guasto al suo portatile, ovviamente un MacBook.

Lasciamo da parte Lisa figlia “in carne ed ossa” per tornare a Lisa “personal computer”, che quasi sicuramente dalla prima ha preso il nome.

Il progetto di LISA ebbe inizio nel 1979; si doveva studiare un Personal Computer più orientato verso le aziende rispetto ad Apple//, con monitor integrato, tastiera e con un’ interfaccia utente “tradizionale” ovvero testuale come tutti i sistemi di allora.

Il prodotto invece che venne rilasciato qualche anno dopo, nel 1983, non aveva niente del progetto iniziale, era rimasto solo il nome: LISA.

La causa di questo sconvolgimento di progetto fu una visita che Steve Jobs fece nel novembre del 1979 al Centro Ricerche XEROX di Palo Alto in California, il leggendario XEROX PARC ovvero Palo Alto Research Center. Steve rimase talmente colpito da quello che vide da ritornarvi il mese successivo assieme ad una decina dei suoi migliori progettisti software. Finestre che si sovrapponevano, menu a tendina, tecnologia mouse, icone…tutto questo dette la svolta al progetto LISA.

Si è detto spesso che Apple avesse “rubato” al PARC per dar vita a LISA ed alla tecnologia che ha dato origine a Macintosh, ma in effetti Apple non ha portato via progetti da Xerox, ne ha avuto l’ispirazione. Questi progetti stavano lì da quasi dieci anni, il PARC era visitato ogni anno da decine di studenti, ricercatori e uomini d’affari, ma solo Steve Jobs seppe tradurre una visione in un prodotto che avrebbe rivoluzionato il mercato per i prossimi 30 anni.

Apple LISA con monitor integrato e disco rigido ProFile.

Alla fine, dopo 200 anni/uomo di lavoro ed oltre 50 milioni di dollari di spese in ricerca e sviluppo, il 19 Gennaio 1983 Apple introduce ufficialmente LISA sul mercato.

Nel descrivere la configurazione di Lisa, il cui costo si aggirava attorno ai 10.000.000 di Lire, oggi verrebbe quasi da sorridere:

Il primo mouse introdotto con Apple LISA.

•       CPU Motorola 68000 a 5Mhz, 1MB di RAM, due floppy disk da 5” con 860KB di capacità, disco rigido ProFile Apple da 5MB, Monitor da 12” monocromatico, tastiera e mouse.

ATTENZIONE: si tratta della prima volta al mondo che il mouse fa la sua apparizione su un Personal Computer ed è proprio con LISA che inizia la “tecnologia mouse” e la “metafora della scrivania”!

Siccome LISA era incompatibile con qualsiasi sistema sul mercato, Apple decise di rilasciare, assieme al computer, una suite di sette applicazioni comprese nel prezzo della macchina:

I programmi applicativi in dotazione con il computer.

un tabellone elettronico, un programma di disegno, un programma di grafica, un file manager, un project manager, un emulatore di terminale, ed un programma di scrittura.

Purtroppo anche LISA non fu accolta positivamente dal mercato per diversi motivi:

il prezzo era troppo alto, quando la stessa Apple non era capace a vendere prodotti per un mercato di fascia alta; la macchina era troppo lenta; i floppy disk, che Steve Jobs testardamente aveva voluto far progettare e costruire in casa, risultarono malfunzionanti. Infine, dopo qualche mese dal rilascio di LISA, iniziarono a circolare sempre più insistenti “rumors” circa il rilascio di un “BABY LISA” che avrebbe dovuto funzionare nella stessa maniera, ma solamente sarebbe stato più veloce e meno costoso.

Il suo nome sarebbe stato: MACINTOSH.

Il ricordo che ho io di LISA è difficile da descrivere perché, se con Apple // era stata forte l’ attrazione verso un sistema così piccolo e compatto, difronte a LISA caddero subito tutte le mie sicurezze di Informatico e mi sentii di colpo totalmente incompetente come se mi fossi laureato in Lettere Antiche e Filosofia!

Ricordo che presentammo LISA a Pisa presso l’ Arsenale Mediceo sul Lungarno, in occasione di una Rassegna del Computer. I visitatori si fermavano davanti a LISA, ma più incuriositi che interessati. In quell’ occasione ci venne a far visita un insigne Professore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Paolo Mancini che mi onorava della sua confidenza; ogni volta che andavo a trovarlo nel suo studio al Collegio della Scuola Normale sul Lungarno, dovevo stare attento a cosa mi portavo dietro, perché lui estraeva dalla tasca il suo piccolo cacciavite e cortesemente mi chiedeva se poteva aprire quello che avevo per guardarci dentro ed appagare la sua curiosità di scienziato.

Quella volta all’Arsenale, seduto con me davanti a LISA, la mano sul mouse che si agitava in tutte le direzioni, avrebbe fatto a meno del suo cacciavite, perché quello che non si riusciva ad afferrare non era tanto la circuiteria interna alla macchina, ma il SOFTWARE davvero rivoluzionario che stavamo utilizzando e che nessun cacciavite ci avrebbe mai potuto aprire. Quella sera fummo letteralmente buttati fuori dall’ Arsenale, il Professor Mancini ed io, perché non riuscivamo a staccarci da LISA ed i custodi se ne volevano andare a cena!

Data Port avrà venduto una decina di LISA, uno lo abbiamo donato al Museo del Computer e delle Macchine da Calcolo di Pisa. Due anni dopo, nel 1985, Apple ufficialmente ne cesserà la vendita e, nel 1989, le ultime 2700 unità invendute saranno sepolte sotto terra in una regione dell’ Utah, sotto gli occhi vigili di guardie armate del Governo. Una degna fine riservata ai Grandi!

Ma l’ anno 1983 stava per finire e si presentava alle porte un anno che avrebbe segnato in positivo la storia di Apple fino ai nostri giorni. George Orwell aveva immaginato l’anno 1984 come l’ anno del Grande Fratello (non quello di Alessia Marcuzzi!), ma Apple avrebbe annunciato di lì a poco in un commercial indimenticato che:

“Il 24 Gennaio 1984, Apple Computer presenterà MACINTOSH. E tutti vedranno perché il 1984 non sarà come il 1984.

A questo punto è d’obbligo un chiarimento circa la vera paternità dei prodotti che hanno fatto la storia di Apple.

La scheda madre del primo
Apple / nelle mani di Steve Wozniak e Steve Jobs.

Non tutti ricordano che Apple Computer nacque sì nel garage di Steve Jobs, ma l’altro Steve, oggi dimenticato ed all’inizio socio di Jobs, ebbe il vero merito dal punto di vista tecnico del progetto e della realizzazione del primo Apple/; si tratta di Steve Wozniak genio informatico vissuto sempre ai margini in Apple fino ad uscirne del tutto nel 1985.

E chi sarà stato il vero padre di MACINTOSH?

Jef Raskin, gennaio 1999.

Anche se Steve Jobs fu il General Manager della divisione, il vero padre del progetto originale di Macintosh iniziato nel 1979, dopo aver convinto Jobs a visitare lo Xerox PARC, era stato un Professore di Matematica e Filosofia esperto di interfaccia utente grafica, Jef Raskin.

Uno spaccato dell’interno di un Macintosh con le firme dei progettisti in calce allo stampo.

Per dirla tutta Macintosh ha avuto tanti padri, infatti il gruppo stretto dei progettisti che lavorarono sotto la guida di Jobs era composto da 46 specialisti e la firma di tutti loro venne inserita in calce all’interno del guscio dei primi Mac.

Bill Atkinson e Steve Jobs con in braccio la loro creatura.

Oltre a Raskin vale la pena ricordare Bill Atkinson ideatore e programmatore di HyperCard, il primo programma ipertestuale, di MacPaint, uno dei primi programmi di disegno, nonché di QuickDraw, il fondamentale insieme di librerie grafiche del Macintosh.

 

 

CONTINUA……….se ne avrò voglia!

Prossimo Capitolo: ”HELLO MAC”. CONOSCIAMOCI MEGLIO!

Se qualcuno avesse tempo da perdere e desiderasse essere informato dell’uscita di altri capitoli di questa storia può richiedermelo direttamente, a conti@dataport.it e ne riceverà comunicazione.
Sempre al mio indirizzo potete rivolgere critiche, domande o aggiungere vostre esperienze che riguardino la nostra storia e quella di Apple, per dar vita così ad un libro scritto a più mani.